RICOSTITUZIONE DELL'AUTONOMIA COMUNALE

Il 1928 fu un anno infausto per Moschiano. Il paese che godeva da secoli della sua autonomia comunale, la vedeva ora soppressa in virtà del R. D. del 9.2.1928 n. 227. Erano gli anni del regime fascista, quando alla libertà veniva inferto un colpo abbastanza duro.In conseguenza dei principi totalitari ed accentratori, alcune piccole autonomie finirono per essere aggregate ad altre più grandi. Così Moschiano divenne frazione di Quindici, mai i moschianesi, però, rinunciarono a fare qualcosa perchè venisse ricostituita la soppressa autonomia, anche perchè nulla di buono aveva apportato al paese il provvedimento che lo aggregava a Quindici. Gli anni dei podestà, infatti, non furono contrassegnati ne da opere pubbliche, ne da utili istituzioni. Furono, bensì, contrassegnati da varie proposte per il confino di polizia (alcune giuste, e molte ingiuste), venivano eseguite continue esercitazioni ginniche e parate da fanatismo che i moschianesi erano tenuti a fare in Quindici nei giorni stabiliti. Nel dopoguerra, caduto ormai il regime, sì potè dare finalmente inizio alla pratica di ricostituzione dell'autonomia comunale. Se ne cominciò a parlare in paese fin dal 1950, ma durante gli anni della ricostruzione tante cose, di secondaria importanza, procedevano in Italia con estrema lentezza. Soltanto nel 1953 Moschiano ottenne, con decreto prefettizio, un distaccamento dell'ufficio dello Stato Civile. Da quell'anno ebbe inizio una campagna pubblicistica attraverso la « cronaca irpina » del quotidiano napoletano « Il Giornale » la quale si protrasse fino alla data del decreto di ricostituzione di Moschiano in Comune autonomo. Sorse in seguito un comitato promotore dell'autonomia, prevalentemente giovanile, organizzato dall'avv. Crescenzio Aschettino, assessore al Comune di Quindici durante l'amministrazione del sindaco Antonio Borrasi. Questo comitato, avvalendosi di una legge che disponeva la ricostituzione dei Comuni soppressi dopo il 28 ottobre 1922 ancorché la popolazione fosse inferiore ai 3.000 abitanti (1), diede inizio alle pratiche necessarie. Verso i primi di aprile 1955, alla presenza del notaio dott. Nicola Margarita i tre quinti dei moschianesi, come per legge, apposero la loro firma alla richiesta di autonomia. La pratica fu istruita dal segretario del Comune di Quindici dott. Mario Sacchitelli nella quale venivano dichiarati tutti i requisiti idonei della frazione a divenire Comune. Ne riportiamo uno stralcio: « l'aspirazione dei frazionisti è legittima e naturale in quanto trattasi di entità geografica ed amministrativa a se stante con distinte e particolari condizioni economiche e sociali per la esistenza del distretto postale, di servizio, postale, di servizi pubblici, di ufficio di stato civile e di scuole pubbliche, nonché di parrocchie separate e di cimitero ». Nel medesimo tempo il Consiglio Comunale di Quindici deliberò ad unanimità a favore della richiesta della cittadinanza moschianese.Il 25 luglio dello stesso anno 1955, la nostra richiesta venne discussa ed approvata in consiglio provinciale in Avellino, sotto la presidenza dell'avv. Barra; alla seduta fu presente anche una delegazione dimoschianesi del Comitato di autonomia.Relatore fu l'avv. Filippone che espose la legittimità dei richiedenti (2). Indi l'avv. Angelo Scalpati, rappresentante del nostro Vallo in seno al Consiglio provinciale illustrò con concisa chiarezza la legittima aspirazione della frazione adducendone tutte le rispondenti caratteristiche volute dalla legge e le condizioni economiche e commerciali della frazione la quale accentra in essa i maggiori contribuenti del Comune. Si passò alla votazione. Il Consiglio si dichiarò all'unanimità favorevole alla ricostituzione di Moschiano in Comune autonomo. A questo punto la procedura contemplava una indagine da farsi sul luogo da parte di competenti organi della Prefettura. Ciò fatto la pratica fu inoltrata al Ministero dell'In terno: eravamo nel luglio del 1955. Passò del tempo; ma poiché le cose andavano per le lunghe, il paese, inoltrò una sollecitazione al Prefetto sottoscritta da 200 cittadini. In data del 25 novembre 1957, finalmente la Gazzetta ufficiale, pubblicava il decreto di ricostituzione in Comune autonomo della frazione di Moschiano emesso dal Presidente della Repubblica già dal 1 ottobre. Il prefetto con decreto del 5.12.1957 vi nominò Commissario prefettizio il rag. Emilio De Rinaldi funzionario della Prefettura di Avellino, che guidò le sorti del risorto Comune fino a quando furono indette le prime elezioni amministrative.Attraverso questo breve profilo storico abbiamo inteso far conoscere ai nostri concittadini, se pur rapidamente, le memorie del nostro paese e dei nostri antenati.Sono stati descritti i fatti di cui essi furono protagonisti e le opere e le tradizioni di cui andarono orgogliosi. Più che di ogni altro fatto, però, o ricordo, il nome di Moschiano è indissolubilmente legato al Santuario della Carità che descriviamo nella parte seguente di questo lavoro.

 

(1) Disposto dalla legge del 15 febbraio 1953, articolo unico ai sensi degli articoli 33 e seg. del T.U. 3 marzo 1943 n. 383,

(2) Non vi furono opposizioni alla relazione Filippone; vi fu solo un intervento del consigliere avv. Vella il quale (premettendo il suo parere favorevole) invitava tuttavia l'assemblea ad esaminare più a fondo il caso. Chiedeva inoltre le ragioni che determinarono la soppressione dell'autonomia e se queste fossero state di natura economico‑finanziarie L'intervento del presidente del Consiglio provinciale avv. Barra, e quello successivo dell'avv. Scalpati, dileguarono i dubbi del Vella e si passò quindi alla votazione .

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