MOSCHIANO NEL SEC. XIX

L'800 fu, indubbiamente, per Moschiano, il secolo più ricco di opere e di nuove istituzioni. L'anelito della libertà, che invade tutta la patria, porta con sè un fervore di rinnovamento ed un'ansia di progresso, anche nei piccoli centri come il nostro. Vengono agitati nuovi problemi, si cerca di dare al paese un più bello aspetto mediante restauro e creazioni di opere nuove. Il 1848 vede restaurata la chiesa del Corpo di Cristo negli stucchi, nelle decorazioni, nel soffitto; viene inoltre arricchita della grande tela di fondo che si ammira sull'altare maggiore. Nel 1856 grandi restauri vengono effettuati al santuario della Carità; di questi ci occuperemo più dettagliatamente nella seconda parte di questo lavoro. Nel 1886 si incorona la Madonna della Carità. In questo stesso secolo si eseguono ancora lavori di restauro all'acquedotto per opera di Domenico Dalia. Viene costruito il classico monumentino delle fontane con lapidi e stemmi come abbiamo già descritto nelle precedenti pagine. Si istituisce la benemerita fondazione dell'Asilo infantile « Don Pellegrino Borrasi ». Già nel 1838 i moschianesi si pongono il problema della costruzione di un címitero, opponendo che la fossa comunc della chiesa di S. Nicola (1) non avesse capacità sufficiente a contenere le spoglie dei nostri morti. Evidentemente l'amministrazione provinciale di Caserta, da cui Moschiano dipese fino all'anno dell'Unità d'Italia (1861), dovette essere sorda a tali reclami. Ce ne dà atto un episodio incredibile e paradossale accaduto nel 1838. Lo riportiamo tuttavia non soltanto a titolo di curiosità, ma per dimostrare anche la tenacia dei moschianesi nel perseguire i loro obiettivi. Una certa Rosa Moschiano, a scopo di protesta contro la insensibilità delle autorità provinciali, sorde al problema della costruzione d'un cimitero, penetra di notte furtivamente nella chiesa. Solleva dal pavimento la pietra sepolcrale ed asporta tre cadaveri dalla fossa comune che riseppelisce in un orto. Venuto ciò a conoscenza del sindaco e avendone fatta regolare denuncia, Emilio Ponticelli, giudice del circondario di Lauro e Regio Ufficiale di Polizia dichiara la Moschiano in « contravvenzione degli ordini sovrani ». Lo stesso sindaco don G. B. Sirignano e il parroco di S. Bartolomeo don Carmine Mazzocca (2) sono ritenuti responsabili di favoreggiamento poichè « non era supponibile (dice l'atto) che un tale abuso fosse avvenuto senza intesa di agenti comunali». In seguito al fatto, venuto il tecnico da Caserta a constatare la capacità della fossa comune, dichiara che effettivamente « data la piccola ampiezza di detta fossa non v'è capienza pei cadaveri ». Evidentemente i moschianesi pretendevano il giusto e questo episodio valse a dare l'avvio alla costruzione del cimitero (3).

(1) La chiesa di S. Nicola, non più esistente, era situata lungo la strada del cimitero verso il punto ove la via di Murelle e quella proveniente dalla Croce sboccano nella via principale, cioè proprio nei pressi dell'attuale cimitero.

(2) Don Giovanbattista Sirignano fu sindaco di Moschiano dallo anno 1837 al 1842. Don Carmine Mazzocca parroco di S. Bartolomeo dall'anno 1816 al 1855, anno della sua morte, era nato il 1782.

(3) Archivio provinciale di Avellino. Fascicolo degli Atti Amministrativi ‑Moschiano.

 

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