MOSCHIANO INVASO DAI BRIGANTI

Il brigantaggio, diffusosi dopo la organizzazione del Regno d'Italia (18 febbraio 1861), fu un fenomeno tipicamente meridionale. Esso veniva fomentato e sussidiato da Francesco Il di Borbone il quale intravedeva, ancora, in questo movimento, la restaurazione del suo regno.
Questa reazione turbava non poco la vita politica della nascente nazione, tanto che il nuovo governo ricorse ad eccezionali misure di repressione del brigantaggio.
Fece dislocare distaccamenti dell'esercito nazionale in quei centri maggiormente ínfestati dai briganti.
Diede impulso alla guai‑dia nazionale, corpo scelto di cittadini idonei alle armi da poter supplire le milizie regolari qualora ve ne fosse bisogno. In conseguenza di queste disposizioni anche Moschiano ebbe il suo Corpo della Guardia Nazionale formato di 132 milití con a capo íl capitano don Diodato Del Giudice (1).
Verso le tre del mattino del 17 luglio 1861 Moschiano fu invaso da una banda armata di ben 400 briganti capitanati dal celebre bandito Cipriano Della Gala. Provenivano dal nolano dopo aver saccheggiato altri Comuni del Vallo. Giunti in paese irruppero in alcune abitazioni asportando quanto di buono potevano trovarvi. Gli abitanti, colti all'improvviso e in un'ora insolita, si difesero come meglio poterono. Opposero resistenza insieme ai militi della guardia nazionale e senza troppe esitazioni aprirono il fuoco sui banditi. I nostri tennero per un poco la posizione favorevole degli orti sovrastanti le Fontane della piazza. Ma una banda armata di ben 400 uomini naturalmente non diede ai moschianesi molte possibilità di resistenza. Tuttavia c'è da ammirare la loro offensiva affrontatacon decisione e conclusasi con l'uccisione di due briganti (2) e di alcuni altri feriti. 1 moschianesi caduti in quella guerriglia furono tre: Manfredi Francesco, Buonaiuto Michele e Sirignano Michele (3). Ve ne è un quarto ucciso in circostanze diverse, Fiore Gaetano di anni 86. Di questi si narra che stando sull'uscio di casa abbia rivolto parole di rimprovero ai briganti che passavano. Uno di essi, non avendo considerazione alcuna della veneranda età del vecchio, gli sparò alcuni colpi di fucile. Si attendeva intanto che arrivasse da Lauro la truppa del distaccamento dell’ esercito nazionale, già fatto avvertire fin dal mattino dal capitano Del Giudice tramite un certo Don Vincenzo Manfredi. Ma la truppa arrivò verso le tre del pomeriggio.
Non si hanno, pertanto, notizie sulla causa di questo notevole ritardo, ne alcun documento, tra quelli consul­tati, ne fa cenno.

(1) Don Diodato Del Giudice fu uomo ligio al dovere e intollerante di qualsiasi violazione alla disciplina e al regolamento della G. N. Chiese, infatti l'intervento delle competenti autorità perchè si procedesse alla degradazione dei sottoluoghitenenti don Luigi Buonaiuto fu Gaetano e Vincenzo Manfredi fu Gaetano i quali si ricusarono di indossare la uniforme per tutto il mese di dicembre 1861. Invitò quindi il sindaco di Moschiano don Antonio De Meo perchè venissero eletti in loro vece altri due ufficiali. (Archivio prov. Avellino, documento dell'8 marzo 1862).

(2) Nel registro dei morti della parrocchia dell'Incoronata in Moschiano alla data del 17 luglio 1861 si legge « ... morirono di morte violenta... due fuggiaschi in mezzo alla piazza ». Si ignorano le loro generalità. Dalla escussione dei testi in istruttoria per l'inchiesta giudiziaria che ne seguì, si disse che uno dei due fosse un contrabbandiere di tabacco di Palma Campania.

(3) Dagli atti di morte si apprende che Manfredi Francesco Antonio contadino di anni 52 fu colpito al petto da due fucilate che gli causarono morte immediata. Buonaiuto Michele di anni 32 fu colpito da una fucilata allo stomaco e Sirignano Michele di anni 46 fu ferito da colpi di fucile in più parti del corpo.


Indietro