GLI ANNI DELLA RIVOLTA LIBERALE

Siamo negli anni turbinosi ed eroici delle rivolte liberali. L'opera settaria di Luigi Minichini, da Nola, penetrò anche nei nostri paesi del Vallo dove si contavano diversi affiliati alla Carboneria fin dal 1817. Questi convenivano, per le adunanze segrete a Nola qualche volta anche presso il Convento di S. Maria a Parete in Liveri (1). Esponenti della Carboneria nolana e napoletana venivano spesso notati nel Vallo dove si recavano per prendere i dovuti accordi nella imminenza della rivolta del 2 luglio 1820. Nel pomeriggio del 6 luglio giunsero a Lauro due « ufficiali generali » i quali, discesi da una carrozza, montarono a cavallo. Presero la strada delle montagne di Taurano, attraverso la quale giunsero a Monteforte. I due ufficiali furono riconosciuti: l'uno era il maresciallo Napolitano e l'altro il tenente generale « Guglielmo Pepe » (2). Le nostre montagne, in quei giorni del moto nolano, furono anch'esse interessate alla prima rivolta liberale del Risorgimento. Moschiano intanto assisteva ad un fatto di sangue, ad una fucilazione. Il 7 luglio, vigilia dell'entrata in Napoli, dell'eserci­to rivoluzionario, furono di passaggio per Moschiano al­cune truppe del « reggimento Real di Napoli ». Si ferma­rono lungo la strada campestre del PaglIarone, ancora og­gi esistente e nota col nome di « Cupa del Pagliarone ». Qui verso le ore 17 venne fucilato un soldato d'una di queste truppe, D'Amore Giuseppe Nicola di Montoro. Secondo la relazione dell'atto di morte del registro parrocchiale il D'Amore sarebbe stato di Forino ed ucciso dai suoi compagni d'armi « occisus a suis sociis ». Sul motivo della fucilazione abbiamo notizie incerte e faziose. Nell'atto di morte del registro del Comune di Mo­schiano si legge infatti « è stato riconosciuto per vile ». La dichiarazione di morte è firmata da Luigi Aschettíno Sindaco di Moschiano dal 1818 al 1822 (3). Ma di fronte a queste dichiarazioni si impone giu­stamente una domanda: quale fu la colpa del D'Amore per cui ne è stata macchiata la memoria dal marchio della viltà?
Innanzitutto la dicitura « è stato riconosciuto per vile » è una inserzione di data posteriore alla prima ste­sura dell'atto. Da questo differisce per scrittura ed anche per inchiostro. Chi la inserì dovette opportunisticamente, attendere l'esito del moto rivoluzionario che purtroppo falli pertanto potè scrivere, senza correre alcun pericolo, le infamanti parole quasi come un servile omaggio all'assolutismo borbonico restaurato dopo la breve parentesi del regime costituzionale. Probabilmente il D'Amore sarà stato uno di quei soldati borbonici che tentò di votarsi alla causa dei rivoluzionari come tanti avevano già fatto e continuavano a fare in quei giorni. Dopo l'avvenuta fucilazione il cadavere del soldato fu trasportato nella chiesa di S. Bartolomeo dove fu seppellito dal parroco Carmine Mazzocchi. Trascorso il nonimestre costituzionale e giunte le truppe austriache nel regno di Napoli, non mancarono reazioni e condanne contro i rivoltosi e i loro collaboratori.Anche due moschianesi furono colpiti da denunce, Gaetano e Rocco Sirígnano.Furono accusati di essere d'accordo col generale de Concilj il quale sarebbe dovuto discendere su Nola per la via del « Conciaturo » insieme alle popolazioni del Vallo per affrontare le truppe austriache che sorvegliavano la città rivoluzionaria (4).

(1) M. Manfredi ‑ Luigi Minichini e la Carboneria a Nola ‑ Firenze ‑ Le Monnier 1932.

(2) « Decisione della gran corte speciale di Napoli, specialmente delegata da S.M. ‑ Nella causa contro i rivoltosi di Monteforte ed Avellino per la ribellione in detti luoghi scoppiata nel 2 luglio 1820 Napoli, nella stamperia della Società filornatica ‑ Per ordine superiore 1822» pag. 49.

(3) Riportiamo integralmente gli atti di morte del D'Amore, il primo è estratto dal registro dei morti del comune di Moschiano; l'altro da quello della parrocchia di S. Bartolomeo: 1) « il 7 luglio 1820, alle ore 17 è morto nella strada detta Pagliarone, ucciso a colpi di fucile Nicola D'Amore (che è stato riconosciuto per vile) soldato del Reggimento Real di Napoli, nato Montoro e di passaggio per questo Comune, figlio di Pasquale D'Amore e di Amabile Angiola marito di Maria Taran­tino, domiciliato nella contrada; 2) Anno D; millesimo octingentesìmo vigesimo die vero septima julii Joseph Amore casalis Forini miles occisus fuit a suis sociis in loco diete Pagliarone casa lis Moscani se­pultusque fuit a me subscripto Parocho in ecclesia S. Bartolomei dicti casalis ‑ Carmine Mazzocchi

(4) Oltre ai nostri concittadini G. e R. Sirignano, furono rivolte analoghe accuse e denuncia contro altre persone dello Stato di Lauro: Sac. Donato Amelia e Pasquale Cappiello di Migliano, Angelo Romano di Taurano, Emanuele Beltramo e il sac. Beltramo di Marzano, Orazio Bortone di Pago, Giacomo Peluso e Gaetano Lupo di Domicella (M. Manfredi – opera citata

Indietro